Sono tanti i problemi in Calabria, c’è più di un decalogo, ma non li elenco per non annoiare. Quando il quotidiano Sole 24 ore stila la classifica della qualità della vita, la Calabria con le sue province registra sempre gli ultimi posti, quindi, non sono io a scoprire nulla di nuovo. Penso che in Calabria si potrebbero scrivere enciclopedie di quello che non va, una regione, sud dei sud, dove la povertà di infrastrutture e la modernizzazione sembrano essere un miraggio, eppure si spendono solo per propaganda e pubblicità. Gli ospedali? Solo per fare un esempio. I servizi pubblici? Chi emigra, lo fa con sacrifici e rassegnazione; chi rimane, resta con indifferenza e rassegnazione. La restanza, non fa nulla per migliorare e rendere i propri luoghi più vivibili. La Calabria rimane una terra selvaggia, aspra, bagnata da due mari, solo tre pianure, il resto, montagne, e questo la dice lunga sul silenzio, la chiusura, la diffidenza, i pregiudizi, la paura, la prepotenza, la mentalità, quest’ultima dura a cambiare, infatti il calabrese dicono siano uno della testa dura. Preconcetto? Stereotipo? I calabresi amano la Calabria? Chi ha un ruolo nei posti del potere, nei luoghi che contano, ma anche dal più piccolo cittadino, nelle scuole, gli studenti, i giovani, investono per l’avvenire della Calabria? Che cura e rispetto si ha dei propri ambienti? Penso agli incendi boschivi, ai rifiuti lasciati lungo le strade, alla cementificazione di luoghi storici e archeologici, ai rifiuti tossici seppelliti nel mare e nelle montagne. Qualche giorno fa, sono andato ad osservare il tramonto, e mi sono recato a Reggio Calabria, nella zona dei “fortini”. Strade dissestate, opere incomplete (vizio calabrese!!), davanti ad un panorama da brevettare per la sua bellezza e naturalezza. In Calabria non c’è solo il problema della legalità, ma anche della giustizia, della pace. Si parla spesso di legalità, ma esiste la giustizia in Calabria? Penso che l’Italia ha un debito con la Calabria, l’Unità d’Italia, le invasioni, ma non si può sempre rivolgere al passato, rimpiangerlo, qui è sud in tutti i sensi. Manca la passione e l’amore dei calabresi, non basta dire che potremmo vivere di turismo per la naturalezza dei luoghi, per i reperti archeologici, i luoghi d’interesse storico, anche perchè non si è in grado di garantire una sana ospitalità. Spesso si sposta l’attenzione sulla criminalità, sulla ‘ndrangheta, sulla “cultura del calabrese”, e si evita di discutere su quei problemi quotidiani che si devono affrontare, anche nei minimi servizi essenziali. Penso alle strade, alla sicurezza, all’incuria, ai pericoli che si percorrono ogni giorno. Alla fine si convive con questi drammi, si fa della necessità una virtù, per pigrizia, per convenienza, e viene meno la dignità, viene meno la giustizia, viene meno anche il senso di cittadinanza. Per poter giungere in alcuni luoghi, ad esempio, nel ventre della piana di Gioia Tauro, si percorrono strade strette, senza segnaletica, con gli alberi ai margini del percorso, rifiuti, erbacce che ostruiscono la vista, rotatorie che sembrano giungle e buche enormi. Ogni giorno io ne faccio esperienza, da Taurianova, passando per la frazione di San Martino, attraversando il Cirello, in direzione San Procopio, piccolo comune aspromontano, che fa parte della Città metropolitana di Reggio Calabria, si vive l’abbandono più assoluto: strade che potrebbero essere percorse solo da mezzi agricoli, da jeep, tra buche, tornanti stretti, interruzioni, per non parlare quando sopraggiunge la sera, l’invasione nella carreggiata della presenza di cinghiali. La patologia è sempre quella, indifferenza, rassegnazione, nonostante gli enti preposti sono sollecitati a provvedimenti di sicurezza per la sanità del cittadino. Sono tanti i problemi in Calabria, non solo le strade sicure, la sanità, la corruzione della classe politica, la mancanza di una formazione della classe politica, non sono una bella immagine, un bel biglietto da visita, a dispetto della Regione Calabria che spende milioni di euro in pubblicità. L’attuale governo regionale investe su feste, promuove una Calabria che non esiste, e si scade nel folklore e nell’apparenza, per la convenienza di pochi e che mette d’accordo tutti, i baroni del potere.
VLM